Oggi cari amici vi parlo di come possiamo individuare una possibile infezione da COVID19 analizzando un recentissimo studio che ha valutato in modo certosino tutti i sintomi che i pazienti con COVID-19 possono presentare e in che modo sono correlati ad una evoluzione grave o critica della infezione.


Questo è un aspetto determinante per poter fornire a tutti gli operatori sanitari e tutti coloro che affrontano l’epidemia di individuare tempestivamente l’infezione, di prevenirne la diffusione e di evitare il peggioramento della condizione clinica.

Tra i sintomi maggiormente frequenti sappiamo come febbre, tosse, dispnea, dolore muscolare, mal di gola, mal di testa, dolore toracico e dolore addominale, si presentano in misura maggiore tra i 2 e 14 giorni dall’esposizione al nuovo coronavirus (sindrome respiratoria acuta grave [SARS]-CoV-2).


Questo perchè il virus può invadere diversi tessuti del corpo e causare diverse manifestazioni tra cui dolore, mal di gola, febbre, tosse e altri sintomi associati alla polmonite.

Ma andiamo nello specifico, poichè l’individuazione dei sintomi può aiutare a migliorare l’accuratezza e l’efficienza della diagnosi ed a comprendere l’evoluzione della stessa.

Insieme al dolore toracico e addominale, i pazienti covid-19 hanno maggiori probabilità di sviluppare quattro sintomi specifici mal di testa, mal di gola e mialgia /artralgia.

Il meccanismo del mal di testa indotto dal COVID-19 rimane poco chiaro, ma si pensa sia dovuto a i livelli di citochine particolarmente elevati nel siero dei pazienti con COVID-19.

Queste citochine rilasciate dalle cellule immunitarie in risposta a infezioni virali possono causare mal di testa.

In secondo luogo quando la SARS-CoV-2 invade il tessuto polmonare, può causare disturbi dello scambio di gas alveolare, portando all’ipossia nel cervello, aumentando il metabolismo anaerobico dei mitocondri nelle cellule cerebrali e accumulo di metaboliti acidi.

Questo causa ostruzione del flusso sanguigno cerebrale, gonfiore delle cellule cerebrali, dilatazione cerebrovascolare e mal di testa a causa dell’ischemia e della congestione.

Inoltre, il mal di testa può derivare anche dall’invasione diretta della SARS-CoV-2 nel sistema nervoso. Oltre al mal di testa, alcuni pazienti presentavano anche sintomi neurologici, come vertigini, nausea e vomito.

Allo stesso modo, il virus nel tratto gastrointestinale può anche entrare nel SNC attraverso i vasi sanguigni, le vie linfoidi e il nervo vago.

Quindi il mal di testa non può essere ignorato, quando riportato per far diagnosi di infezione da COVID.

Gola infiammata
Il mal di gola si riferisce al dolore causato dall’infiammazione dei tessuti situati dietro la gola, e fino all’80% dei casi è causato da virus (ad esempio, coronavirus, influenza e rinovirus).
Al momento, pochi studi hanno chiaramente spiegato il meccanismo per lo sviluppo del mal di gola nei pazienti con COVID-19.
Ma anche qui si pensa che il corpo in seguito al rilascio di mediatori infiammatori (ad esempio, prostaglandine e bradichinina) nelle vie aeree in risposta all’infezione da SARS-CoV-2, influenza il nervo sensoriale negli strati del tessuto cranico e causa mal di gola.
Il mal di gola, tosse e dispnea sono spesso presenti in pazienti giovani, leggermente o moderatamente malati con COVID-19.

Mialgia e Artralgia
La mialgia è un sintomo di dolore muscolare o disagio articolare, ed è principalmente causata da infezioni sistemiche o locali.
L’artralgia è definita come manifestazioni legate a dolori articolari e rigidità, che si traduce in bassa qualità della vita, sia la mialgia che l’artralgia appartengono al dolore muscoloscheletrico, che viene sperimentato dalla maggior parte delle persone almeno una volta nella vita.
La mialgia durante l’infezione virale è solitamente mediata dall’interleuchina-6, che ne è la causa, ed è valutabile dalla analisi di due marcatori la Creatina chinasi (CK) e lattato deidrogenasi (LDH).
La mialgia è strettamente correlata alla positività del test SARS-CoV-2 e può essere utilizzata come uno dei predittori più forti.
La mialgia generale è molto comune nei pazienti con COVID-19 e gli operatori quindi non devono mai ignorare l’artralgia quando diagnosticano covid-19 per evitare diagnosi errate.


Dolore Toracico

Il dolore toracico si riferisce al disagio o al dolore tra il collo e l’addome superiore.

Il meccanismo del dolore toracico causato dalla infezione della SARS-CoV-2 si ipotizza possa derivare da lesioni cardiache o infezioni infiammatorie pleuriche scatenate dalla tempesta citochinica (infiammatoria).
Questo viene fuori dal risultato delle autopsie nei pazienti morti di SARS che hanno rivelato l’RNA virale SARS-CoV nei campioni cardiaci.
Questo risultato indica che il virus tramite l’ACE2 può invadere direttamente i cardiomiociti e causare lesioni cardiache.
Inoltre, alcuni mediatori infiammatori rilasciati nello spazio pleurico possono innescare i recettori del dolore sulla pleura, causando così dolore toracico e la lesione cardiaca può essere in aggiunta attribuita alla disfunzione respiratoria e all’ipossiemia istigata dal COVID-19.
I sintomi del dolore toracico e della dispnea rappresentano una grave complicazione della COVID-19.
Rispetto ai pazienti con evoluzione non nefasta della patologia, i pazienti gravi/critici hanno una maggiore incidenza di dolore toracico con una prevalenza del dolore toracico di tre volte superiore.
Pertanto, il dolore toracico può essere un fattore di rischio per lo sviluppo di COVID-19 con evoluzione grave e critica.

Dolore addominale e sintomi gastrointestinali.
Il dolore addominale è il sintomo della motilità gastrointestinale disordinata ed una condizione che colpisce quasi tutti una volta nella vita.
Questa condizione è associata a complicazioni (ad esempio, depressione, ansia, fibromialgia) e al declino della qualità della vita.
In un recentissimo studio su 1141 pazienti valutati con COVID-19 in Cina, è stato dimostrato che il (16%) dei casi avevano SOLO sintomi gastrointestinali, di cui il 25% presentava dolore addominale.
Questo indica che la SARS-CoV-2 invade il tratto gastrointestinale e causa dolore addominale, questo perchè il recettore ACE2 (a cui si lega il virus) è abbondantemente espresso nel tratto gastrointestinale, specialmente nell’intestino tenue e crasso.
Pertanto, SARS-CoV-2 può attaccare l’apparato digerente causando dolore.
Inoltre è stato dimostrato che rispetto ai pazienti non gravemente infetti, i pazienti con grave infezione hanno maggiori probabilità di segnalare dolore addominale.
I pazienti senza sintomi digestivi di solito hanno una prognosi migliore rispetto a quelli con sintomi digestivi.
Per di più sono stati trovati nei campioni di feci, RNA del VIRUS indicando che gli individui potrebbero essere infettati attraverso la via fecale-orale.
Difatti si suggerisce vivamente a tutti di lavarsi le mani prima e dopo essere andati in bagno e non toccare le mucose, come naso e occhi, con le mani sporche.
I pazienti con COVID-19 dovrebbero utilizzare un singolo bagno nell’area di quarantena e smaltire correttamente i propri rifiuti come indicato dalle autorità competenti

In sintesi, il virus non solo invade il sistema respiratorio e causa febbre, tosse, mal di gola e altri sintomi associati alla polmonite, ma infetta anche altri sistemi nell’uomo e provoca sintomi corrispondenti, tra cui il sistema nervoso (ad esempio, mal di testa, vertigini e confusione), il sistema digestivo (ad esempio, diarrea, dolore addominale e perdita di appetito) e il sistema cardiovascolare (ad esempio, palmo, dolore toracico e lesioni cardiache).


Il dolore toracico, la mialgia e il dolore addominale sono maggiormente presenti in pazienti con infezioni gravi, prefigurando una più ampia invasione del virus.
Il tasso di incidenza è dell’1,7-33,9% per il mal di testa, dello 0,7-47,1% per il mal di gola, dell’1,5-61,0% per la mialgia/artralgia, dell’1,6-17,7% per il dolore toracico e dell’1,9-14,5% per il dolore addominale.
Quindi sebbene questi sintomi del dolore non siano tipici come febbre e tosse, gli operatori non dovrebbero ignorarli per evitare diagnosi errate o diagnosi ritardate.
Difatti sono anche il segnale per rafforzare l’autoprotezione per ridurre i rischi di infezione.

Di conseguenza possiamo trarne come conclusioni, che essendo l’infezione di tipo sistemica (ovvero colpisce più organi) e fortemente a carattere infiammatorio, il dovere di ogni singola persona è quello di mantenere integro e rafforzare il sistema immunitario con una buon alimentazione ed una corretta integrazione.


Una alimentazione, equilibrata e organizzata, povera di zuccheri semplici, raffinati e grassi saturi (cibi pro infiammatori) ed una corretta integrazione (vitamina d, vitamina c, zinco, betaglucani, lattoferrina, omega 3) sono capaci di contrastare la tempesta infiammatoria che è la causa della evoluzione negativa della infezione da COVID19.


Una menzione a parte meritano i probiotici (già analizzati più volte) poichè giocano un ruolo fondamentale nel mantenimento della EUBIOSI (equilibrio) intestinale.
Questo poichè l’intestino risulta un organo particolarmente sensibile alla infezione, che può modulare positivamente o negativamente il decorso della infezione, quindi risulta indispensabile utilizzare miscele specifiche per prevenire e curare le forme di contagio.

Dott. Atanasio De Meo
Farmacista;
Dottore in Scienze e Tecnologie del Fitness e dei Prodotti della Salute;
Diploma di Master in Nutrizione Clinica;
CEO BIOINTEGRA 3.0 SRL.

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